Om Namo Bhagavate Sri Arunachalaramanaya

venerdì 13 ottobre 2017

Ciò che crea tutti i pensieri è solo l’ego, che è la radice e l’essenza della mente

Michael James

18 Settembre 2017
What creates all thoughts is only the ego, which is the root and essence of the mind

In un commento ad uno dei miei articoli recenti, Se scegliamo di fare delle azioni dannose, dovremmo considerarle fatte secondo il destino (prārabdha)?, un amico di nome Salazar ha scritto, ‘Robert Adams, uno Jnani, disse che la mente non può creare pensieri. Francamente, io credo a lui piuttosto che a qualsiasi ajnani’, così poiché Bhagavan ci ha insegnato che tutti i pensieri sono creati solo dall’ego, che è la radice e l’essenza della mente, sto scrivendo nel tentativo di chiarire questo e certe altre confusioni collegate.
  1. In Nāṉ Yār? Bhagavan dice inequivocabilmente che la mente crea o proietta tutti i pensieri
  2. Upadēśa Undiyār verso 18: sebbene il termine ‘mente’ può riferirsi alla totalità dei pensieri, ciò che la mente è essenzialmente è solo l’ego
  3. Nāṉ Yār? paragrafi 5 e 8: l’ego è il pensiero originale, essendo il pensiero che è consapevole di tutti gli altri pensieri, così senza di esso nessun altro pensiero potrebbe esistere
  4. Nāṉ Yār? paragrafo 4: poiché è consapevole, l’ego ha il potere di creare l’apparenza di ogni cosa nella sua consapevolezza
  5. Uḷḷadu Nāṟpadu verso26: l’ego è la prima causa, essendo la sola causa dell’apparenza di ogni altra cosa, così se l’ego non esiste niente altro esiste
  6. La consapevolezza in cui tutti i pensieri appaiono è la mente, che è una mera copia della reale consapevolezza, così senza la mente non ci potrebbero essere pensieri
  7. Uḷḷadu Nāṟpadu verso 14: altri pensieri sono seconde e terze persone, la cui esistenza apparente dipende dall’ego, la prima persona
  8. Niente altro può sembrare esistere se non è percepito dall’ego, così l’ego è la causa radice o creatore di ogni cosa
  9. Il corpo e la mente di Bhagavan sono creati solo dal nostro ego, ma le azioni della sua mente, parola e corpo sono controllate solo dalla grazia
  10. Nāṉ Yār? paragrafo 15: la grazia nella forma del guru ci salva dall’ego senza fare realmente niente


1. In Nāṉ Yār? Bhagavan dice inequivocabilmente che la mente crea o proietta tutti i pensieri

Prima di tutto, Salazar, sei sicuro che Robert Adams ha realmente detto che la mente non può creare pensieri, e se è così dov’è registrato che egli ha detto questo, e in quale contesto l’ha detto? Se egli aveva compreso e seguito gli insegnamenti di Bhagavan come molte persone sembrano credere che lui ha fatto, trovo difficile credere che abbia espresso una tale idea quando è così contraria ai principi fondamentali degli insegnamenti di Bhagavan. Tuttavia, se lo ha fatto, a chi dovremmo credere, a lui o a Bhagavan, che è riconosciuto essere non solo uno jñāni ma anche il suo guru? Poiché da tutte le descrizioni egli era un umile e sincero devoto di Bhagavan, presumo che ci avrebbe consigliato di credere a Bhagavan piuttosto che a lui se egli avesse mai inavvertitamente contraddetto qualcuno dei principi centrali degli insegnamenti di Bhagavan.

Se ciò che scrivi è corretto, Robert Adams ha detto che la mente non può creare pensieri, mentre Bhagavan ha scritto nel quarto paragrafo di Nāṉ Yār?: ‘மன மென்பது ஆத்ம சொரூபத்தி லுள்ள ஓர் அதிசய சக்தி. அது சகல நினைவுகளையும் தோற்றுவிக்கின்றது’ (maṉam eṉbadu ātma-sorūpattil uḷḷa ōr atiśaya śakti. adu sakala niṉaivugaḷai-y-um tōṯṟuvikkiṉḏṟadu), che significa ‘Ciò che è chiamata mente è un atiśaya śakti [un potere straordinario] che esiste in ātma-svarūpa [la ‘forma propria’ o reale natura di sé stessi]. Esso proietta tutti i pensieri [o fa apparire tutti i pensieri]’. ‘தோற்றுவிக்கின்றது’ (tōṯṟuvikkiṉḏṟadu) è la forma presente della terza persona singolare di தோற்றுவி, che è un verbo causativo che significa ‘causare di apparire’, ‘far apparire’, ‘proiettare’ o ‘creare’ (essendo l’equivalente causativo di தோன்று, che significa apparire, sorgere, spuntare, avere origine, giungere alla vista o sembrare essere), così se Robert Adams o chiunque altro afferma che la mente non può creare pensieri, sta direttamente contraddicendo ciò che Bhagavan ha scritto qui.

Nello stesso paragrafo Bhagavan continua spiegando che escludendo i pensieri non c’è una cosa come la mente; che solo il pensiero è quindi la natura (svarūpa) della mente; che il mondo non è niente altro che pensieri; e che la mente proietta il mondo da dentro sé stessa e di nuovo lo dissolve in sé stessa. Dunque egli ha spiegato inequivocabilmente che ogni cosa diversa da noi stessi (tutti i fenomeni, ogni cosa che appare e scompare) è solo un pensiero, e che il creatore di tutti i pensieri è la mente.

2. Upadēśa Undiyār verso 18: sebbene il termine ‘mente’ può riferirsi alla totalità dei pensieri, ciò che la mente è essenzialmente è solo l’ego

Qui è importante comprendere che Bhagavan usa il termine ‘mente’ in due sensi leggermente differenti. Cioè, qualche volta lo usa per riferirsi alla totalità di tutti i pensieri, e più frequentemente lo usa per riferirsi alla radice e creatore di tutti i pensieri, vale a dire l’ego, che è il pensiero primario chiamato ‘io’, come spiega nel verso 18 di Upadēśa Undiyār:
எண்ணங்க ளேமனம் யாவினு நானெனு
மெண்ணமே மூலமா முந்தீபற
யானா மனமென லுந்தீபற.

eṇṇaṅga ḷēmaṉam yāviṉu nāṉeṉu
meṇṇamē mūlamā mundīpaṟa
yāṉā maṉameṉa lundīpaṟa
.

பதச்சேதம்: எண்ணங்களே மனம். யாவினும் நான் எனும் எண்ணமே மூலம் ஆம். யான் ஆம் மனம் எனல்.

Padacchēdam (separazione delle parole): eṇṇaṅgaḷ-ē maṉam. yāviṉ-um nāṉ eṉum eṇṇam-ē mūlam ām. yāṉ ām maṉam eṉal.

அன்வயம்: எண்ணங்களே மனம். யாவினும் நான் எனும் எண்ணமே மூலம் ஆம். மனம் எனல் யான் ஆம்.

Anvayam (parole ridisposte in ordine naturale di prosa): eṇṇaṅgaḷ-ē maṉam. yāviṉ-um nāṉ eṉum eṇṇam-ē mūlam ām. maṉam eṉal yāṉ ām.

Traduzione: Solo i pensieri sono la mente. Di tutti, solo il pensiero chiamato ‘io’ è la radice. Ciò che è chiamata mente è ‘io’.

Traduzione elaborata: Solo i pensieri sono la mente [o la mente è solo pensieri]. Di tutti [i pensieri], solo il pensiero chiamato ‘io’ è il mūla [la radice, base, fondamento, origine, sorgente o causa]. [Quindi] ciò che è chiamata mente è [essenzialmente solo] ‘io’ [l’ego o pensiero-radice chiamato ‘io’].
Cioè, sebbene il termine ‘mente’ è spesso usato per riferirsi alla totalità di tutti i pensieri, tra tutti i pensieri che costituiscono la mente, il solo che è costante finché la mente perdura è il pensiero primario chiamato ‘io’, che è l’ego, così Bhagavan dice che questo è la radice di tutti i pensieri, e che è quindi ciò che la mente essenzialmente è. Perciò ogni volta che egli usa il termine ‘mente’, dal contesto in cui lo sta usando, lo dobbiamo comprendere nel senso della totalità di tutti i pensieri o (come generalmente faceva) nel senso dell’unico pensiero radice, vale a dire l’ego, che è il soggetto che proietta e percepisce tutti gli altri pensieri.

3. Nāṉ Yār? paragrafi 5 e 8: l’ego è il pensiero originale, essendo il pensiero che è consapevole di tutti gli altri pensieri, così senza di esso nessun altro pensiero potrebbe esistere

Sebbene l’ego sia solo un pensiero, è fondamentalmente differente da tutti gli altri pensieri, perché è il solo pensiero che è dotato di consapevolezza, così mentre nessun altro pensiero è consapevole di sé stesso o di qualsiasi altra cosa, l’ego è consapevole sia di sé stesso che di tutti gli altri pensieri. Quindi poiché tutti i pensieri sono solo apparenze illusorie, e poiché nessuna apparenza illusoria potrebbe sembrare esistere se non ci fosse qualcosa nella cui visione esso sembri esistere, l’esistenza apparente di tutti gli altri pensieri dipende dall’esistenza apparente dell’ego, nella cui visione soltanto essi sembrano esistere, come Bhagavan afferma categoricamente nel quinto paragrafo di Nāṉ Yār?:
மனதில் தோன்றும் நினைவுக ளெல்லாவற்றிற்கும் நானென்னும் நினைவே முதல் நினைவு. இது எழுந்த பிறகே ஏனைய நினைவுகள் எழுகின்றன. தன்மை தோன்றிய பிறகே முன்னிலை படர்க்கைகள் தோன்றுகின்றன; தன்மை யின்றி முன்னிலை படர்க்கைக ளிரா.

maṉadil tōṉḏṟum niṉaivugaḷ ellāvaṯṟiṟkum nāṉ-eṉṉum niṉaivē mudal niṉaivu. idu eṙunda piṟahē ēṉaiya niṉaivugaḷ eṙugiṉḏṟaṉa. taṉmai tōṉḏṟiya piṟahē muṉṉilai paḍarkkaigaḷ tōṉḏṟugiṉḏṟaṉa; taṉmai y-iṉḏṟi muṉṉilai paḍarkkaigaḷ irā.

Di tutti i pensieri che appaiono [o sorgono] nella mente, solo il pensiero chiamato ‘io’ è il primo pensiero [il pensiero primario, basilare, originale o causale]. Solo dopo che questo sorge sorgono gli altri pensieri. Solo dopo che appare la prima persona [l’ego o pensiero primario chiamato ‘io’] appaiono la seconda e terza persona [tutte le altre cose]; senza la prima persona, la seconda e terza persona non esistono.
Ciò che dice nella prima di queste frasi lo ripete nell’ottavo paragrafo:
நினைவே மனத்தின் சொரூபம். நானென்னும் நினைவே மனத்தின் முதல் நினைவு; அதுவே யகங்காரம்.

niṉaivē maṉattiṉ sorūpam. nāṉ-eṉṉum niṉaivē maṉattiṉ mudal niṉaivu; adu-v-ē y-ahaṅkāram.

Solo il pensiero è la svarūpa [la ‘forma propria’ o reale natura] della mente. Solo il pensiero chiamato ‘io’ è il primo pensiero della mente; esso solo è l’ego.
In entrambi questi brani egli dice che l’ego o pensiero chiamato ‘io’ è ‘முதல் நினைவு’ (mudal niṉaivu), ‘il primo pensiero’, in cui la parola முதல் significa non solo primo ma anche primario, originale, radicale, basilare, fondamentale o causale, così usando questa parola egli enfatizza che nessun altro pensiero può apparire precedentemente all’apparenza dell’ego, e che l’ego è quindi la causa radice dell’apparenza di tutti gli altri pensieri.

In uno dei tuoi primi commenti hai scritto, ‘Secondo Bhagavan l’ego/mente è solo un mucchio di pensieri […] Ma se l’ego/mente È un mucchio di pensieri allora questi pensieri non possono avere origine dall’ego/mente!? Giusto? Un pensiero non può creare un pensiero, cosa che sembra logica. Un pensiero non ha potere inerente’, ma questo è confondere i due sensi in cui Bhagavan ha usato il termine ‘mente’. Egli ha detto che la mente, in un senso, è un mucchio di pensieri, ma non ha mai detto che l’ego è un mucchio di pensieri. Al contrario, ha reso chiaro che l’ego è solo un pensiero, vale a dire il pensiero primario chiamato ‘io’, e che quando il termine ‘mente’ è usato nel senso di quest’unico pensiero originale, vale a dire l’ego, è ciò che crea tutti gli altri pensieri.

4. Nāṉ Yār? paragrafo 4: poiché è consapevole, l’ego ha il potere di creare l’apparenza di ogni cosa nella sua consapevolezza

Altri pensieri non hanno potere inerente, come tu dici, perché qualunque potere essi sembrano avere lo derivano solo dall’ego, ma l’ego ha potere inerente, perché come Bhagavan spiega nel verso 24 di Uḷḷadu Nāṟpadu, è cit-jaḍa-granthi, il nodo formato dal groviglio di consapevolezza con un corpo insenziente, che li lega insieme come se fossero uno, così sebbene come tale non è reale, contiene un elemento di realtà, vale a dire la consapevolezza (cit), da cui deriva il suo potere apparente. L’intero potere di creazione si trova solo nell’ego, perché esso solo crea l’apparenza di ogni altra cosa, come Bhagavan spiega molto chiaramente nel quarto paragrafo di Nāṉ Yār?:
மன மென்பது ஆத்ம சொரூபத்தி லுள்ள ஓர் அதிசய சக்தி. அது சகல நினைவுகளையும் தோற்றுவிக்கின்றது. நினைவுகளை யெல்லாம் நீக்கிப் பார்க்கின்றபோது, தனியாய் மனமென் றோர் பொருளில்லை; ஆகையால் நினைவே மனதின் சொரூபம். நினைவுகளைத் தவிர்த்து ஜகமென்றோர் பொருள் அன்னியமா யில்லை. தூக்கத்தில் நினைவுகளில்லை, ஜகமுமில்லை; ஜாக்ர சொப்பனங்களில் நினைவுகளுள, ஜகமும் உண்டு. சிலந்திப்பூச்சி எப்படித் தன்னிடமிருந்து வெளியில் நூலை நூற்று மறுபடியும் தன்னுள் இழுத்துக் கொள்ளுகிறதோ, அப்படியே மனமும் தன்னிடத்திலிருந்து ஜகத்தைத் தோற்றுவித்து மறுபடியும் தன்னிடமே ஒடுக்கிக்கொள்ளுகிறது. மனம் ஆத்ம சொரூபத்தினின்று வெளிப்படும்போது ஜகம் தோன்றும். ஆகையால், ஜகம் தோன்றும்போது சொரூபம் தோன்றாது; சொரூபம் தோன்றும் (பிரகாசிக்கும்) போது ஜகம் தோன்றாது.

maṉam eṉbadu ātma-sorūpattil uḷḷa ōr atiśaya śakti. adu sakala niṉaivugaḷai-y-um tōṯṟuvikkiṉḏṟadu. niṉaivugaḷai y-ellām nīkki-p pārkkiṉḏṟa-pōdu, taṉiyāy maṉam-eṉḏṟōr poruḷ illai; āhaiyāl niṉaivē maṉadiṉ sorūpam. niṉaivugaḷai-t tavirttu jagam-eṉḏṟōr poruḷ aṉṉiyam-āy illai. tūkkattil niṉaivugaḷ illai, jagam-um illai; jāgra-soppaṉaṅgaḷil niṉaivugaḷ uḷa, jagam-um uṇḍu. silandi-p-pūcci eppaḍi-t taṉṉiḍamirundu veḷiyil nūlai nūṯṟu maṟupaḍiyum taṉṉuḷ iṙuttu-k-koḷḷugiṟadō, appaḍiyē maṉam-um taṉṉiḍattilirundu jagattai-t tōṯṟuvittu maṟupaḍiyum taṉṉiḍamē oḍukki-k-koḷḷugiṟadu. maṉam ātma-sorūpattiṉiṉḏṟu veḷippaḍum-pōdu jagam tōṉḏṟum. āhaiyāl, jagam tōṉḏṟum-pōdu sorūpam tōṉḏṟādu; sorūpam tōṉḏṟum (pirakāśikkum) pōdu jagam tōṉḏṟādu.

Ciò che è chiamata mente è un atiśaya śakti [un potere straordinario] che esiste in ātma-svarūpa [la ‘forma propria’ o reale natura di sé stessi]. Esso proietta tutti i pensieri [o fa apparire tutti i pensieri]. Quando uno guarda, escludendo [eliminando o mettendo da parte] tutti i pensieri, da sola non c’è una cosa come la mente; quindi solo il pensiero è la svarūpa [la ‘forma propria’ o natura fondamentale] della mente. Ad esclusione dei pensieri [o idee], non c’è separatamente una cosa come il mondo. Nel sonno non ci sono pensieri, e [di conseguenza] anche non c’è mondo; nella veglia e nel sogno ci sono pensieri, e [di conseguenza] anche c’è un mondo. Proprio come un ragno allunga il filo da dentro sé stesso e di nuovo lo dissolve in sé stesso, così la mente proietta il mondo da dentro sé stessa e di nuovo lo dissolve in sé stessa. Quando la mente esce da ātma-svarūpa, il mondo appare. Quindi quando il mondo appare, svarūpa [la forma propria o reale natura] non appare; quando svarūpa appare (risplende), il mondo non appare.
Ogni cosa diversa da noi stessi appare solo nella visione di noi stessi come questo ego o mente e non nella visione di noi stessi come siamo realmente, così finché siamo consapevoli dell’apparenza di ogni altra cosa, siamo consapevoli di noi stessi solo come l’ego e non come siamo realmente. Quindi non possiamo essere consapevoli di noi stessi come siamo realmente finché siamo consapevoli di qualsiasi altra cosa, e non potremmo essere consapevoli di qualsiasi altra cosa se fossimo consapevoli di noi stessi come siamo realmente.

5. Uḷḷadu Nāṟpadu verso26: l’ego è la prima causa, essendo la sola causa dell’apparenza di ogni altra cosa, così se l’ego non esiste niente altro esiste

Quindi ciò che crea l’apparenza di ogni altra cosa è solo l’ego, così tutte le altre cose sono solo un’espansione dell’ego, e senza l’ego non potrebbero esistere, come Bhagavan spiega nel verso 26 di Uḷḷadu Nāṟpadu:
அகந்தையுண் டாயி னனைத்துமுண் டாகு
மகந்தையின் றேலின் றனைத்து — மகந்தையே
யாவுமா மாதலால் யாதிதென்று நாடலே
யோவுதல் யாவுமென வோர்.

ahandaiyuṇ ḍāyi ṉaṉaittumuṇ ḍāhu
mahandaiyiṉ ḏṟēliṉ ḏṟaṉaittu — mahandaiyē
yāvumā mādalāl yādideṉḏṟu nādalē
yōvudal yāvumeṉa vōr
.

பதச்சேதம்: அகந்தை உண்டாயின், அனைத்தும் உண்டாகும்; அகந்தை இன்றேல், இன்று அனைத்தும். அகந்தையே யாவும் ஆம். ஆதலால், யாது இது என்று நாடலே ஓவுதல் யாவும் என ஓர்.

Padacchēdam (separazione delle parole): ahandai uṇḍāyiṉ, aṉaittum uṇḍāhum; ahandai iṉḏṟēl, iṉḏṟu aṉaittum. ahandai-y-ē yāvum ām. ādalāl, yādu idu eṉḏṟu nādal-ē ōvudal yāvum eṉa ōr.

அன்வயம்: அகந்தை உண்டாயின், அனைத்தும் உண்டாகும்; அகந்தை இன்றேல், அனைத்தும் இன்று. யாவும் அகந்தையே ஆம். ஆதலால், யாது இது என்று நாடலே யாவும் ஓவுதல் என ஓர்.

Anvayam (parole ridisposte in ordine naturale di prosa): ahandai uṇḍāyiṉ, aṉaittum uṇḍāhum; ahandai iṉḏṟēl, aṉaittum iṉḏṟu. yāvum ahandai-y-ē ām. ādalāl, yādu idu eṉḏṟu nādal-ē yāvum ōvudal eṉa ōr.

Traduzione: Se l’ego ha origine, ogni cosa ha origine; se l’ego non esiste, ogni cosa non esiste. [Quindi] l’ego è ogni cosa. Perciò, sappi che solo investigare cos’è questo [l’ego] è rinunciare a ogni cosa.
L’ego è la causa prima, la causa di tutte le altre cause, e la causa dell’intera rete di causa ed effetto, perché causa ed effetto sembrano esistere solo nella dualità, e l’apparenza della dualità è causata solo dal sorgere dell’ego, la cui natura è di essere consapevole di cose diverse da sé stesso. Come Bhagavan dice nella prima frase del settimo paragrafo di Nāṉ Yār?, ‘யதார்த்தமா யுள்ளது ஆத்மசொரூப மொன்றே’ (yathārtham-āy uḷḷadu ātma-sorūpam oṉḏṟē), ‘Ciò che esiste realmente è solo ātma-svarūpa [la ‘forma propria’ o reale natura di sé stessi]’, così l’ego e ogni altra cosa che appare sono tutti solo costruzioni illusorie (kalpanās), e poiché tutte le costruzioni sembrano esistere solo nella visione dell’ego, Bhagavan dice che se l’ego ha origine, ogni altra cosa ha origine, e se l’ego non esiste, niente altro esiste.

L’ego sembra esistere solo finché stiamo guardando da qualche altra parte, cioè, verso qualsiasi cosa diversa da noi stessi, così se noi (questo ego) investighiamo ciò che siamo guardando accuratamente soltanto noi stessi, l’ego cesserà di esistere, e quindi ogni altra cosa cesserà di esistere insieme con esso. Perciò per essere in grado di investigare questo ego abbastanza accuratamente da vedere ciò che siamo realmente, dobbiamo essere disposti a rinunciare a ogni cosa, incluso noi stessi come questo ego, come Bhagavan intende nella frase finale di questo verso.

6. La consapevolezza in cui tutti i pensieri appaiono è la mente, che è una mera copia della reale consapevolezza, così senza la mente non ci potrebbero essere pensieri

Nello stesso paragrafo in cui hai scritto che Robert Adams ha detto che la mente non può creare pensieri, hai anche scritto, ‘In tutta la mia pratica non ho mai incontrato una mente, solo pensieri che appaiono nella consapevolezza’, ma la consapevolezza in cui appaiono tutti i pensieri è solo la mente, che non è reale consapevolezza (cit) ma solo una parvenza di consapevolezza (cidābhāsa). I pensieri appaiono solo nella mente perché la mente è essenzialmente solo l’ego, ed è solo nella visione dell’ego che i pensieri sembrano esistere, così oltre che nella mente, dove altro potrebbero sorgere i pensieri?

Inoltre, sebbene la mente è in essenza solo l’ego, si espande come tutti gli altri pensieri, così nella sua forma espansa non è niente altro che un mucchio di pensieri, come tu dici. Cioè, nella sua forma essenziale la mente è solo l’ego, la radice di tutti gli altri pensieri, ma nella sua forma espansa è la totalità di tutti i pensieri, così nessun pensiero può esistere indipendentemente da esso, e perciò ogni volta che incontri qualche pensiero o vedi ‘pensieri che appaiono nella consapevolezza’, stai di conseguenza incontrando la mente. E tu che la stai incontrando sei l’ego, che è la sua radice ed essenza.

Quindi non puoi negare l’esistenza apparente dell’ego o della mente finché sei consapevole dell’apparenza di qualche pensiero, e poiché secondo Bhagavan tutti i fenomeni (questo intero mondo e ogni altro mondo che può apparire) sono solo pensieri, finché sei consapevole di qualche fenomeno stai incontrando la mente e sei consapevole di te stesso come l’ego, il soggetto (la prima persona) che è consapevole di quegli oggetti (le seconde e terze persone).

7. Uḷḷadu Nāṟpadu verso 14: altri pensieri sono seconde e terze persone, la cui esistenza apparente dipende dall’ego, la prima persona

Il fatto che l’esistenza apparente di tutti gli altri pensieri, che sono seconde e terze persone, dipende dall’esistenza apparente dell’ego, la prima persona, è inteso chiaramente da Bhagavan nel verso 14 di Uḷḷadu Nāṟpadu:
தன்மையுண்டேன் முன்னிலைப டர்க்கைக டாமுளவாந்
தன்மையி னுண்மையைத் தானாய்ந்து — தன்மையறின்
முன்னிலைப டர்க்கை முடிவுற்றொன் றாயொளிருந்
தன்மையே தன்னிலைமை தான்.

taṉmaiyuṇḍēṉ muṉṉilaipa ḍarkkaiga ḍāmuḷavān
taṉmaiyi ṉuṇmaiyait tāṉāyndu — taṉmaiyaṟiṉ
muṉṉilaipa ḍarkkai muḍivuṯṟoṉ ḏṟāyoḷirun
taṉmaiyē taṉṉilaimai tāṉ
.

பதச்சேதம்: தன்மை உண்டேல், முன்னிலை படர்க்கைகள் தாம் உள ஆம். தன்மையின் உண்மையைத் தான் ஆய்ந்து தன்மை அறின், முன்னிலை படர்க்கை முடிவு உற்று, ஒன்றாய் ஒளிரும் தன்மையே தன் நிலைமை தான்.

Padacchēdam (separazione delle parole): taṉmai under, muṉṉilai paḍarkkaigaḷ tām uḷa-v-ām. taṉmaiyiṉ uṇmaiyai-t tāṉ āyndu taṉmai aṟiṉ, muṉṉilai paḍarkkai muḍivu uṯṟu, oṉḏṟāy oḷirum taṉmaiyē taṉ nilaimai tāṉ.

Traduzione: Se la prima persona esiste, la seconda e terza persona esisteranno. Se la prima persona cessa di esistere investigando la verità della prima persona, la seconda e terza persona giungeranno al termine, e solo taṉmai [realtà o vera ‘sé-ità’] che risplende come una [indivisa dall’apparenza di queste tre persone] sarà sé stessi, il proprio stato [reale].
Qui Bhagavan usa la parola தன்மை (taṉmai), che etimologicamente significa ‘sé-ità’, in due sensi differenti. Nei primi tre casi di essa in questo verso significa la prima persona, il soggetto o ego, ‘io’, mentre nel quarto e finale caso significa la nostra reale natura, che è l’unica infinita, indivisibile ed immutabile auto-consapevolezza, oltre alla quale niente altro esiste. Altre cose (seconde e terze persone) sembrano esistere solo finché sembriamo essere questo ego (la prima persona), ma se investighiamo la verità di questo ego abbastanza accuratamente, esso cesserà di esistere, e quindi ogni altra cosa cesserà di esistere insieme con esso.

8. Niente altro può sembrare esistere se non è percepito dall’ego, così l’ego è la causa radice o creatore di ogni cosa

Quindi il fatto che solo l’ego è ciò che crea tutti gli altri pensieri o fenomeni è uno dei principi più fondamentali degli insegnamenti di Bhagavan, ed è stato da lui spiegato ed enfatizzato in così molti modi, cosi chiunque crede che l’ego o mente non può creare pensieri non ha realmente compreso i suoi insegnamenti. A chi appaiono tutti i pensieri o fenomeni? Nella visione di chi essi sembrano esistere? Tutti essi appaiono solo all’ego, così sembrano esistere solo nella sua visione. Questo è il motivo per cui egli dice nel quarto paragrafo di Nāṉ Yār?, riferendosi all’ego come ‘mente’, che descrive come ‘un potere straordinario che esiste in ātma-svarūpa [la reale natura di sé stessi]’: ‘அது சகல நினைவுகளையும் தோற்றுவிக்கின்றது’ (adu sakala niṉaivugaḷai-y-um tōṯṟuvikkiṉḏṟadu), ‘Esso proietta tutti i pensieri [o fa apparire tutti i pensieri]’.

Come egli ha spiegato spesso, non c’è creazione indipendente dalla nostra percezione di essa, perché qualunque cosa creata è solo un’apparenza illusoria che sembra esistere solo nella visione dell’ego, che solo la percepisce. Questo è ciò che è chiamato dṛṣṭi-sṛṣṭi vāda, l’opinione (vāda) che il vedere o la percezione (dṛṣṭi) è l’unica causa della creazione (sṛṣṭi), o più precisamente che la percezione è essa stessa creazione, e quindi è anche chiamata vivarta vāda, l’opinione che sia il percettore (‘ego) che qualunque cosa esso percepisce sono solo un’apparenza illusoria (vivarta), e yugapat sṛṣṭi, creazione simultanea, l’opinione che la percezione e la creazione avvengono simultaneamente. Quindi poiché solo l’ego è ciò che percepisce tutti i pensieri (e quindi tutti i fenomeni, poiché secondo Bhagavan tutti i fenomeni sono solo pensieri), dṛṣṭi-sṛṣṭi vāda implica chiaramente che l’ego crea tutti i pensieri per mezzo della sua sola percezione di essi.

Se l’ego o mente non potesse creare pensieri, come tu sostieni (e come affermi che anche Robert Adams sostiene), questo significherebbe che i pensieri sono qualcosa creata da qualche mezzo o causa diverse dalla percezione che l’ego ha di essi, così una tale opinione sarebbe una forma di sṛṣṭi-dṛṣṭi vāda, l’opinione che la creazione avviene prima o indipendente dalla percezione. Una tale opinione potrebbe essere adatta per una mente immatura che non è disposta ad accettare che niente esiste indipendentemente dalla nostra percezione di esso, ma non è adatta a chiunque è seriamente intento a seguire il sentiero di auto-investigazione di Bhagavan, perché se crediamo che ogni cosa diversa dalla nostra reale natura (ātma-svarūpa) esiste o è creata indipendentemente dalla percezione che l’ego ha di essa, questo sarebbe attribuire realtà a qualcosa diversa da noi stessi.

Perché dovremmo credere che ogni pensiero o fenomeno esiste indipendentemente dalla nostra percezione di esso? In un sogno percepiamo pensieri o fenomeni, ma nella veglia riconosciamo che essi non esistevano realmente ma sembravano esistere solo perche li percepivamo. È la natura dell’ego o meno a credere nella realtà della propria creazione, come fa mentre sogna, ma se consideriamo questo soggetto in modo critico, è chiaro che non abbiamo una prova adeguata – e mai potremmo avere una prova adeguata – che qualcosa esiste indipendentemente dalla nostra percezione di esso. È solo perché percepiamo pensieri o fenomeni che essi sembrano esistere.

Se neghiamo che tutti i pensieri sembrano esistere solo perché li percepiamo, stiamo con questo negando i principi centrali degli insegnamenti di Bhagavan, secondo i quali l’ego è la radice di tutti i pensieri, e quindi il solo modo per sradicare tutti i pensieri (e perciò l’intera apparenza della dualità, della molteplicità e dell’alterità) è di investigare l’ego e in tal modo vedere che non esiste realmente. L’ego sembra esistere solo perché diamo attenzione ad altre cose invece di noi stessi soltanto, e i pensieri sembrano esistere solo perché noi (come questo ego) li percepiamo. Essi non hanno esistenza indipendente, così se sradichiamo l’ego investigando ciò che siamo realmente, essi cesseranno di esistere insieme con esso. Questo è ciò che Bhagavan ci ha insegnato, e se Robert Adams ha negato che i pensieri sono creati solo dalla percezione che l’ego ha di essi, come tu affermi che egli fece, egli chiaramente non è riuscito a comprendere il vero cuore degli insegnamenti di Bhagavan.

Nello stesso commento a cui mi sono riferito all’inizio di questo articolo hai scritto: ‘Ho anche avuto la strana esperienza di dove non c’era affatto manifestazione e allora un pensiero è giunto (non è stato identificato o riconosciuto come io in quanto sembrava che accadesse tutto in un istante) e simultaneamente appariva il mondo. E c’era l’immediata chiarezza che questo è tutto immaginato, niente affatto reale – no mondo, no mente. E poi il “me” è tornato indietro ed è sembrato di nuovo reale’. L’’io’ che ha avuto questa strana esperienza è lo stesso ‘io’ che sperimenta ogni altro pensiero o fenomeno, vale a dire l’ego, così cosa intendi dicendo ‘E poi il “me” è tornato indietro’ non è chiaro, perché come può il “me” essere diverso dall’’io’ che era già presente lì ad avere quella esperienza?

Come Bhagavan ha chiarito spesso, come nella frase finale del quinto paragrafo di Nāṉ Yār? e nel verso 26 di Uḷḷadu Nāṟpadu (che ho citato sopra rispettivamente nella terza e quinta sezione), ciò che appare prima è solo l’ego, così solo dopo che esso appare ogni altra cosa appare, e dunque senza di esso niente altro può esistere. Come egli dice nel verso 26 di Uḷḷadu Nāṟpadu, ‘அகந்தை இன்றேல், இன்று அனைத்தும்’ (ahandai iṉḏṟēl, iṉḏṟu aṉaittum), ‘Se l’ego non esiste, ogni cosa non esiste’, e come egli dice nel verso 7 di Śrī Aruṇācala Aṣṭakam, ‘இன்று அகம் எனும் நினைவு எனில், பிற ஒன்றும் இன்று’ (iṉḏṟu aham eṉum niṉaivu eṉil, piṟa oṉḏṟum iṉḏṟu), ‘Se il pensiero chiamato ‘io’ non esiste, anche un altro [pensiero o cosa] non esisterà’. Quindi la causa radice di ogni cosa è solo l’ego, che è il centro e l’essenza della mente.

9. Il corpo e la mente di Bhagavan sono creati solo dal nostro ego, ma le azioni della sua mente, parola e corpo sono controllate solo dalla grazia

In alcuni commenti successivi discuti da dove venivano fuori i pensieri di Bhagavan, ma poiché Bhagavan non aveva ego o mente, egli non aveva pensieri e neppure corpo. Il suo corpo, mente e pensieri, e di conseguenza le sue azioni e parole, sembrano esistere solo nella nostra visione, così essi sono tutti solo pensieri, e quindi sono creati solo da noi stessi come questo ego. Allora di quale utilità ci sono i suoi insegnamenti? Se essi sono solo la nostra proiezione mentale, come ogni altra cosa, quale verità può esserci in essi?

Sebbene questo intero mondo è creato da noi come questo ego, è controllato non da noi ma solo dal nostro destino (prārabdha), e il nostro destino è determinato dal potere della grazia, che è l’amore infinito che noi come siamo realmente abbiamo per noi stessi come siamo realmente, così il potere della grazia, che ha selezionato il nostro destino per il nostro sviluppo spirituale, ci ha anche dato la forma esteriore di Bhagavan e i suoi insegnamenti per spingerci a rivolgere la nostra mente all’interno per vedere cosa siamo realmente.

Questo può essere compreso più chiaramente con l’aiuto di un’analogia. Noi tutti sappiamo che qualunque cosa sogniamo è una nostra proiezione mentale, ma mentre sogniamo generalmente non sembriamo in grado di controllare il mondo che abbiamo creato. La ragione per questo è che mentre sogniamo non sperimentiamo noi stessi come quello che ha proiettato il sogno, ma come una delle persone nel mondo di sogno che abbiamo proiettato, così poiché sperimentiamo noi stessi come uno dei fenomeni proiettati, sembriamo essere una creatura piuttosto che il creatore. Come il creatore noi lo abbiamo proiettato, ma come una creatura siamo solo una tra le proiezioni.

Poiché Bhagavan ci ha insegnato che il nostro stato attuale è solo un sogno, ogni cosa che sperimentiamo in questo sogno è solo una nostra proiezione mentale, ma invece di sperimentare noi stessi come il creatore di questo mondo, ora ci sperimentiamo come una piccola parte di questa creazione. Quindi molto del resto di questa creazione sembra essere fuori dal nostro controllo. Se si sta avvicinando un feroce uragano, per esempio, lasciando una distruzione diffusa nella sua scia, non possiamo fermarlo a nostra volontà, perché proiettando noi stessi come una persona nella nostra creazione, abbiamo perduto il potere di controllare ciò che abbiamo creato. Il potere di creare e controllare tutto questo si trova da qualche parte nel profondo di noi, ma finché guardiamo all’esterno, non abbiamo la sottigliezza e l’acutezza di mente richiesta per rivolgerci all’interno e vedere cosa esso è.

Il potere supremo all’interno di noi è il potere della grazia, ma quando usiamo impropriamente questo potere sorgendo come un ego e proiettando tutto questo, questo potere sembra essere il potere di māyā. Tuttavia, sebbene noi come māyā (l’ego o mente) abbiamo creato tutto questo, abbiamo perduto il controllo di esso, e di conseguenza noi come grazia abbiamo preso il controllo di esso, assegnando il destino di questo ego, e quando è pronto dando ad esso gli insegnamenti che lo spingeranno ad investigare cosa è realmente. Con il nostro ottuso intelletto rivolto all’esterno non possiamo mai comprendere in modo adeguato quest’opera della grazia, e come tutto è fatto solo da noi stessi, e anche se il nostro intelletto sarà rifinito ed affilato se pratichiamo il cercare di guardare noi stessi per vedere cosa siamo realmente, il nostro ego e ogni altra cosa sarà di conseguenza distrutto prima che il nostro intelletto possa divenire abbastanza chiaro ed affilato per comprendere la misteriosa opera della grazia.

Comunque, non c’è bisogno che ci interessiamo a questo, perché il nostro solo fine dovrebbe essere vedere ciò che siamo realmente, e quando vediamo ciò che siamo realmente, vedremo che solo noi esistiamo, e che la grazia è solo il nostro amore per noi stessi, che non fa mai realmente niente, perché fare è possibile solo in uno stato di dualità o molteplicità, che non esiste realmente. Ciò che esiste realmente è solo ātma-svarūpa (la reale natura di noi stessi), così tutta la molteplicità è solo un’apparenza illusoria che sembra esistere solo nella visione dell’ego, che esso stesso non esiste realmente.

10. Nāṉ Yār? paragrafo 15: la grazia nella forma del guru ci salva dall’ego senza fare realmente niente

Come la grazia sembra fare ogni cosa senza fare realmente niente è spiegato da Bhagavan nel quindicesimo paragrafo di Nāṉ Yār?:
இச்சா ஸங்கல்ப யத்நமின்றி யெழுந்த ஆதித்தன் சன்னிதி மாத்திரத்தில் காந்தக்கல் அக்கினியைக் கக்குவதும், தாமரை மலர்வதும், நீர் வற்றுவதும், உலகோர் தத்தங் காரியங்களிற் பிரவிருத்தித்து இயற்றி யடங்குவதும், காந்தத்தின் முன் ஊசி சேஷ்டிப்பதும் போல ஸங்கல்ப ரகிதராயிருக்கும் ஈசன் சன்னிதான விசேஷ மாத்திரத்தால் நடக்கும் முத்தொழில் அல்லது பஞ்சகிருத்தியங்கட் குட்பட்ட ஜீவர்கள் தத்தம் கர்மானுசாரம் சேஷ்டித் தடங்குகின்றனர். அன்றி, அவர் ஸங்கல்ப ஸஹித ரல்லர்; ஒரு கருமமு மவரை யொட்டாது. அது லோககருமங்கள் சூரியனை யொட்டாததும், ஏனைய சதுர்பூதங்களின் குணாகுணங்கள் வியாபகமான ஆகாயத்தை யொட்டாததும் போலும்.

icchā-saṅkalpa-yatnam-iṉḏṟi y-eṙunda ādittaṉ saṉṉidhi-māttirattil kānta-k-kal aggiṉiyai-k kakkuvadum, tāmarai malarvadum, nīr vaṯṟuvadum, ulahōr tattaṅ kāriyaṅgaḷil piraviruttittu iyaṯṟi y-aḍaṅguvadum, kāntattiṉ muṉ ūsi cēṣṭippadum pōla saṅkalpa-rahitar-āy-irukkum īśaṉ saṉṉidhāṉa-viśēṣa-māttirattāl naḍakkum muttoṙil alladu pañcakiruttiyaṅgaṭ kuṭpaṭṭa jīvargaḷ tattam karmāṉucāram cēṣṭit taḍaṅgugiṉḏṟaṉar. aṉḏṟi, avar saṅkalpa-sahitar allar; oru karumam-um avarai y-oṭṭādu. adu lōka-karumaṅgaḷ sūriyaṉai y-oṭṭādadum, ēṉaiya catur-bhūtaṅgaḷiṉ guṇāguṇaṅgaḷ viyāpakam-āṉa ākāyattai y-oṭṭādadum pōlum.

Proprio come nella semplice presenza del sole, che sorge senza icchā [richiesta, desiderio o preferenza], saṁkalpa [volizione o intento], [o] yatna [sforzo o esercizio], un cristallo [o lente di ingrandimento] trasmetterà fuoco, un loto fiorirà, l'acqua evaporerà, e le persone del mondo si impegneranno [o inizieranno] le loro rispettive attività, compiranno [queste attività] e si quieteranno [o cesseranno di essere attive], e [proprio come] di fronte a un magnete un ago si muoverà, [così] i jīvas [esseri viventi], che sono catturati ne [lo stato limitato governato da] muttoṙil [la triplice funzione di Dio, vale a dire la creazione, il sostentamento e la dissoluzione del mondo] o pañcakṛtyas [le cinque funzioni di Dio, vale a dire creazione, sostentamento, dissoluzione, occultamento e grazia], che accadono a causa di null'altro che la speciale natura della presenza di Dio, che è saṁkalpa rahitar [uno che è privo di ogni volontà o intento], si muovono [si sforzano o si impegnano in attività] e si quietano [cessano di essere attivi, divengono fermi o dormono] in accordo con i loro rispettivi karma [cioè, in accordo non solo con il loro prārabdha karma o destino, che li obbliga a compiere qualunque azione sia necessaria al fine di sperimentare tutte le cose piacevoli e non piacevoli che essi sono destinati a sperimentare, ma anche con le loro karma-vāsanā, le loro inclinazioni o impulsi a desiderare, pensare, parlare e agire in modi particolari, che li obbliga a compiere sforzi per sperimentare cose piacevoli e a evitare di sperimentare cose non piacevoli]. Nondimeno, egli [Dio] non è saṁkalpa sahitar [una persona connessa con o che possiede volizione o intenzione]; nessun karma si attacca a lui [cioè, egli non è legato o influenzato da alcun karma o azione]. Questo è come le azioni del mondo [le azioni che accadono qui sulla terra] non si attaccano a [o influenzano] il sole, e [come] le qualità e i difetti degli altri quattro elementi [terra, acqua, aria e fuoco] non si attaccano allo spazio onnipervadente.
Come Bhagavan dice nel dodicesimo paragrafo di Nāṉ Yār?, ‘கடவுளும் குருவும் உண்மையில் வேறல்லர்’ (kaḍavuḷ-um guru-v-um uṇmaiyil vēṟallar), ‘Dio e il guru in verità non sono differenti’, così ciò che egli dice riguardo a Dio in questo paragrafo si applica ugualmente bene al guru, e poiché la grazia e la vera natura del guru, il guru non è niente altro che la grazia e la grazia non è niente altro che il guru. Quindi in questo paragrafo Bhagavan intende chiaramente che la grazia non fa realmente niente, ma per mezzo del potere della sua semplice presenza nel nostro cuore siamo attirati alla nostra sorgente, la pura auto-consapevolezza che sempre siamo realmente.

Bhagavan è ātma-svarūpa, la nostra reale natura, e la sua grazia è l’infinito amore che egli ha per sé stesso, e poiché niente è diverso da sé stesso, per il suo solo essere amore egli ci attrae indietro a lui stesso. Quindi, sebbene la vita del suo corpo e gli insegnamenti dati attraverso quel corpo sono parte del mondo, del quale tutto è solo pensiero proiettato e percepito dal nostro ego, per la sola presenza del suo amore nel nostro cuore la sua vita e i suoi insegnamenti sono stati formati in modo tale da spingerci dall’esterno a rivolgerci all’interno per vedere ciò che siamo realmente, mentre lo stesso amore che risplende nel nostro cuore ci attrae e quindi ci attira dall’interno.

In questo modo Bhagavan, che è lo stesso amore, ci spinge e ci attrae a rivolgerci interiormente e a fonderci come amore in sé stesso, come egli ci ha insegnato a pregare nel verso 101 di Śrī Aruṇācala Akṣaramaṇamālai:
அம்புவி லாலிபோ லன்புரு வுனிலெனை
யன்பாக் கரைத்தரு ளருணாசலா.

ambuvi lālipō laṉburu vuṉileṉai
yaṉbāk karaittaru ḷaruṇācalā
.

பதச்சேதம்: அம்புவில் ஆலி போல் அன்பு உரு உனில் எனை அன்பா கரைத்து அருள் அருணாசலா.

Padacchēdam (separazione delle parole): ambuvil āli pōl aṉbu-uru uṉil eṉai aṉbā karaittu aruḷ aruṇācalā.

Traduzione: Arunachala, come ghiaccio nell’acqua, fondimi amorevolmente come amore in te, la forma dell’amore.
Fino al momento in cui ci fondiamo come amore in Bhagavan, la forma dell’amore, continueremo a sorgere come questo ego, e ogni volta che facciamo questo proiettiamo pensieri e creiamo l’apparenza di un mondo esterno, e così gli renderemo necessario attrarci all’interno per fonderci in lui stesso. Il mezzo con cui egli ci attrae gradualmente varierà secondo la forza e l’intensità dei nostri desideri e attaccamenti, ma quando per la sua grazia egli avrà purificato la nostra mente a un grado sufficiente egli apparirà all’esterno nella forma di un guru per darci gli insegnamenti che ci dirigeranno e ci incoraggeranno a rivolgere la nostra mente all’interno per vedere cosa siamo realmente. Comunque, egli in questo modo ci salva da noi stessi (questo ego) senza fare realmente niente ma solamente essendo l’amore infinito che è.


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