Om Namo Bhagavate Sri Arunachalaramanaya

domenica 15 ottobre 2017

Non dovremmo interessarci a qualsiasi cosa accade all’esterno ma solo a ciò che accade all’interno

Michael James

24 Settembre 2017
We should not be concerned with anything happening outside but only with what is happening inside

Un’amica mi ha scritto recentemente ponendomi diverse domande riguardo la pratica di auto-investigazione (ātma-vicāra ) nel mezzo della vita familiare e lavorativa, il ruolo della solitudine fisica, l’attaccamento e il distacco, sentimenti di assoluta disperazione e disillusione, e riguardo a come vivere nel mondo quando non si sente connessione o interesse per qualsiasi cosa diversa dalla pratica insegnata da Bhagavan. Ciò che segue è ciò che le ho risposto:

Una cosa sulla quale Bhagavan era assolutamente categorico e chiaro è che l’intero corso della nostra vita esteriore è già determinato dal nostro prārabdha, così non possiamo cambiarlo in ogni modo, e dunque non abbiamo bisogno e non dovremmo interessarci ad esso. Quali relazioni abbiamo con la famiglia, gli amici e gli altri, e quale lavoro facciamo o non facciamo è tutto non nelle nostre mani, così dovremmo lasciare tutto l’interesse per tali materie a Bhagavan, che solo conosce cosa è meglio per noi.

Ciò che è nelle nostre mani non è qualsiasi evento esterno ma solo la nostra risposta interiore ad essi. O permettiamo alla nostra mente di uscire per sperimentare qualunque prārabdha ci è stato assegnato, o la rivolgiamo all’interno per essere consapevoli soltanto di noi stessi; e se le permettiamo di uscire, da quali vāsanā (viṣaya-vāsanā e karma-vāsanā [propensioni, tendenze o impulsi ad essere consapevoli di particolari fenomeni (viṣaya ) e di conseguenza fare azioni (karma ) con mente, parola e corpo]) permettiamo a noi stessi di essere influenzati, in quale misura permettiamo a noi stessi di essere influenzati da esse, e da quali cerchiamo di evitare di essere influenzati – queste sono scelte che affrontiamo in ogni momento della nostra vita.

Se non siamo vigilanti, tendiamo a permettere a noi stessi di essere influenzati da qualunque vāsanā può sorgere, ma se stiamo seguendo il sentiero di Bhagavan dobbiamo cercare di essere costantemente vigilanti e limitare quanto più possibile la misura in cui permettiamo a noi stessi di essere influenzati da qualcuna di esse. Il modo migliore e più efficace per evitare di esserne influenzati è di cercare di rivolgersi all’interno per essere attentivamente consapevoli soltanto di noi stessi, perché più accuratamente attendiamo a noi stessi più impediamo e reprimiamo il sorgere del nostro ego, che è la radice e il fondamento di tutte le vāsanā .

Cercare di essere auto-attentivi più accuratamente possibile è la pratica di auto-investigazione (ātma-vicāra ), che è l’apice dell’auto-abbandono. Tuttavia l’abbandono non ha bisogno e non dovrebbe fermarsi quando si ferma vicāra . Cioè, anche quando non stiamo cercando di essere auto-attentivi dovremmo almeno cercare di limitare la misura in cui permettiamo a noi stessi di essere influenzati dalle nostre vāsanā, e dovremmo discriminare (usare la nostra vivēka ) quali vāsanā sono più dannose e quali sono meno dannose e di conseguenza cercare quanto più possibile di evitare di essere influenzati da quelle più dannose. Questa è la pratica dell’abbandono parziale, l’abbandono della nostra volontà, che rafforzerà la nostra capacità di investigare e quindi abbandonare noi stessi completamente.

Riguardo la tua domanda ‘Come procedere in un mondo come questo?’, questa è una materia che devi lasciare nelle mani di Bhagavan, perché egli ha già assegnato il tuo prārabdha, che solo determinerà come procederai nel mondo. Quindi ogni volta che ci interessiamo a tali materie, dovremmo cercare di abbandonare quell’interesse ritirando la nostra mente da ciò.

A chi interessa? Questo solo è ciò che ci dovrebbe interessare.

Nella misura in cui stiamo seguendo seriamente il sentiero di Bhagavan di auto-investigazione e auto-abbandono sentiremo di essere inadatti a vivere in questo mondo. Anche Bhagavan ha espresso questo sentimento nel verso 8 di Śrī Aruṇācala Padigam quando ha composto in versi che Arunachala gli aveva rubato la capacità di vivere in questo mondo e che morire è meglio che vivere in un tal modo, intendendo che per l’ego è meglio morire che rimanere sospeso senza attaccamento al mondo né sufficiente amore per arrendere completamente sé stesso:
வைத்தனை வாளா வையகத் துய்யும்
      வழியறி மதியழித் திங்ஙன்
வைத்திடி லார்க்கு மின்பிலை துன்பே
      வாழ்விதிற் சாவதே மாண்பாம்
பைத்தியம் பற்றிப் பயனறு மெனக்குன்
      பதமுறு மருமருந் தருள்வாய்
பைத்திய மருந்தாப் பாரொளி ரருண
      பருப்பத வுருப்பெறு பரனே.

vaittaṉai vāḷā vaiyahat tuyyum
      vaṙiyaṟi matiyaṙit tiṅṅgaṉ
vaittiḍi lārkku miṉbilai tuṉbē
      vāṙvidiṟ cāvadē māṇbām
paittiyam paṯṟip payaṉaṟu meṉakkuṉ
      padamuṟu marumarun daruḷvāy
paittiya marundāp pāroḷi raruṇa
      paruppata vuruppeṟu paraṉē
.

பதச்சேதம்: வைத்தனை வாளா, வையகத்து உய்யும் வழி அறி மதி அழித்து. இங்ஙன் வைத்திடில் ஆர்க்கும் இன்பு இலை, துன்பே. வாழ்வு இதில் சாவதே மாண்பு ஆம். பைத்தியம் பற்றி பயன் அறும் எனக்கு உன் பதம் உறும் அரு மருந்து அருள்வாய், பைத்திய மருந்தா பார் ஒளிர் அருண பருப்பத உரு பெறு பரனே.

Padacchēdam (separazione delle parole): vaittaṉai vāḷā, vaiyahattu uyyum vaṙi aṟi mati aṙittu. iṅṅgaṉ vaittiḍil, ārkkum iṉbu ilai, tuṉbē. vāṙvu idil sāvadē māṇbu ām. paittiyam paṯṟi payaṉ aṟum eṉakku uṉ padam uṟum aru marundu aruḷvāy, paittiya marundā pār oḷir aruṇa paruppata uru peṟu paraṉē .

அன்வயம்: வையகத்து உய்யும் வழி அறி மதி அழித்து, வாளா வைத்தனை. இங்ஙன் வைத்திடில், ஆர்க்கும் இன்பு இலை, துன்பே. வாழ்வு இதில் சாவதே மாண்பு ஆம். பைத்திய மருந்தா பார் ஒளிர் அருண பருப்பத உரு பெறு பரனே, பைத்தியம் பற்றி பயன் அறும் எனக்கு உன் பதம் உறும் அரு மருந்து அருள்வாய்.

Anvayam (parole ridisposte in ordine naturale di prosa): vaiyahattu uyyum vaṙi aṟi mati aṙittu, vāḷā vaittaṉai. iṅṅgaṉ vaittiḍil ārkkum iṉbu ilai, tuṉbē. vāṙvu idil sāvadē māṇbu ām. paittiya marundā pār oḷir aruṇa paruppata uru peṟu paraṉē, paittiyam paṯṟi payaṉ aṟum eṉakku uṉ padam uṟum aru marundu aruḷvāy .

Traduzione: Distruggendo [in me] la mente [l’intelletto, l’intelligenza, l’inclinazione o la volontà] per conoscere il modo di vivere [sostenersi o sopravvivere] in questo mondo, [mi] hai reso indegno. Se tieni [me] in questa condizione, ciò non sarà felicità per nessuno, solo disperazione. Morire davvero è meglio che questa vita. O Supremo, che hai assunto la forma della Collina di Aruna, che risplendi sulla terra come la medicina per la follia [auto-ignoranza], dai gentilmente a me, che essendo posseduto da [tale] follia sono privo di guadagno [la realizzazione di ātma-jñāna o pura auto-consapevolezza], la rara medicina con cui uno è stabilito ai tuoi piedi [o nel tuo stato].
Così, quando ha composto queste parole per Arunachala, egli comprendeva il tuo attuale stato mentale, molto tempo prima che tu fossi nata. In questo modo, egli ha già preparato tutto l’aiuto e il supporto di cui abbiamo bisogno nel nostro viaggio di ritorno a lui e lo sta tenendo pronto per darcelo come e quando ne abbiamo bisogno. Così rinunciamo a tutte le nostre occupazioni e preoccupazioni e cerchiamo solo di arrendere noi stessi a lui investigando a chi tutto ciò accade.


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